L’Aborto, già di suo, non è mai stato un argomento semplice da trattare, per le ovvie implicazioni che si porta dietro.
Non soltanto in Italia, dove abbiamo sempre avuto qualche problema a riguardo, ma anche nel resto del mondo.
Fa scalpore, quindi, che un paese teoricamente avanzato dal punto di vista dei diritti civili come gli Stati Uniti possa prendere decisioni simili.
Ma intanto cerchiamo di capire cos’è successo.

 

I fatti

Gli Stati Uniti d’America sono una Federazione di Stati, il che significa un insieme di singoli stati che si dota di un governo “centrale” con diverse caratteristiche. Tra queste ci sono una serie di leggi federali, ovvero che si applicano a tutti i singoli stati. Tra queste leggi ce n’era una (in realtà una sentenza, ma utilizzando il Common Law le sentenze fanno legge nel mondo anglosassone) che tutelava le persone che avevano necessità di ricorrere a un aborto. Tale sentenza, la famosa “Roe contro Wade” è stata annullata dalla Corte Suprema, il che non significa, come erroneamente riportato e compreso, che adesso negli Stati Uniti l’aborto è illegale. Significa soltanto che a livello federale questa pratica, o questo esercizio del diritto individuale, non è più protetta. A livello pratico ogni singolo stato, da ora in avanti, può decidere per sé, senza un obbligo derivante dall’alto di doversi conformare a una legge/sentenza federale.
Quali sono i risultati di questa decisione? Che gli stati più progressisti, o democratici, o comunque che decidono in tal senso, continueranno a mantenere l’aborto come un diritto, con più o meno sfumature. Mentre gli stati più conservatori prenderanno al balzo l’occasione per mettere l’aborto al bando, annullando di conseguenza diversi decenni di progressi nei diritti civili. Progressi che, per ovvi motivi, tali stati non vedono in realtà come “progressi”, ma come pericolose derive.

 

Ci sarà un’influenza anche su di noi?

La risposta a questa domanda non è semplice. Quando uno stato così importante come gli Stati Uniti d’America fa un passo del genere, è ovvio che avrà ripercussioni e risonanze un po’ in tutto il mondo. Non è certo il primo stato al mondo a vietare l’aborto, né sarà l’ultimo, ma è uno dei più importanti. Alcune parti della nostra politica si sono già espresse in merito e per ora non si prevedono particolari scossoni. Altre parti della nostra società e cultura, come per esempio la Chiesa, sono entrate subito in risonanza con questo evento per ovvi motivi.
Dal punto di vista delle persone invece cosa sta succedendo? La maggior parte di esse sembra non molto interessata a quello che succede oltre oceano. In generale, con le dovute eccezioni, mantengono salda la presa sui diritti acquisiti. Anche se, inevitabilmente, si punta il dito sulla situazione drammatica presente nel nostro sistema sanitario. La possibilità di aborto non solo crea l’ennesimo divario tra Nord e Sud, ma ci fa capire il sempre presente atteggiamento ipocrita del nostro sistema. Da una parte si dice che si garantiscono determinati servizi, dall’altra l’attuazione di tali servizi è sempre ostacolata e ostacolabile in modo rapido e semplice.

 

Ma perché, nel 2022, ancora a parlare di Aborto? Non era un diritto acquisito da mettere nel cassetto?

La nostra società non funziona così, i diritti non funzionano così ed è, tra molte virgolette, giusto che sia così. Non è possibile incidere una legge su pietra in modo permanente e fare sì che questa venga tutelata contro ogni evenienza e ogni possibilità di cambiamento. La società cambia, la cultura cambia, ed è indispensabile mantenere una certe elasticità. Alcune cose che ci sembrano imprescindibili oggi erano intollerabili ieri e potrebbero esserlo di nuovo domani. Fa parte della nostra evoluzione e del modo in cui cambia il nostro modo di pensare e vedere il mondo, e soprattutto viverlo. Questo significa che tutto può essere sempre messo in discussione? Sì, ma non significa che non si possa o non si debba sempre difendere ciò che riteniamo giusto.
Per una questione tanto delicata come questa è normale che la discussione sia ancora in atto. Normale perché, da una parte, è ancora molto recente, mentre dall’altra non tutti la pensano allo stesso modo. Anzi, è possibile che le due parti siano talmente vicine da ritrovarsi spesso in equilibrio. Il che significa che l’ago della bilancia non pende da una parte ma oscilla. Almeno in Italia siamo un po’ più tranquilli da questo punto di vista, ma in altri posti, come per esempio gli Stati Uniti, non è proprio così.

Quali saranno le conseguenze?

L’Aborto già di per sé è un evento potenzialmente traumatico, e può esserlo anche quando la decisione di effettuarlo (qualsiasi sia il motivo) è serena e senza ripensamenti. E’ un evento importante e difficilmente può essere derubricato a cosa di poco conto. Che sia per motivi terapeutici, decisioni drastiche oppure obbligate, questioni economiche o familiari, o qualsiasi altro motivo, è una decisione che deve essere affrontata col massimo del rispetto, sia della persona che lo mette in atto, sia di qualsiasi altra implicazione si voglia considerare. Detto questo, qualsiasi altra pressione messa sulla persona che vuole procedere in quella direzione può essere vista come un atto di crudeltà. Già la decisione può essere difficile, metterci anche l’eventuale gogna pubblica e culturale, la paura del carcere, l’impossibilità a trovare un luogo e un modo sicuri per farlo, il giudizio di tutte le persone che ne sono a conoscenza, la condanna dal punto di vista religioso, i picchetti nei luoghi in cui è possibile farlo.. tutto assume una dimensione grottesca, che male si riferisce a una società civile dove certi diritti dovrebbero essere scontati e granitici.
Eppure vale il solito discorso della soggettività: quelli che per alcuni sono diritti, per altri sono abomini di una società diretta verso la perdizione. E’ indispensabile quindi continuare a parlarne, cercando soprattutto di capire le motivazioni dietro tutte le posizioni. Solo così si potrà cercare e trovare un terreno comune e un modo più sereno per fare leggi e difendere i diritti di tutti, anche di chi non vuole farlo o non vuole che gli altri lo facciano.

 

 

Credits: Photo by Michal Matlon on Unsplash