Ovvero come trasformare un lavoro estremamente delicato in una pagliacciata
L’ho scritto tempo fa su Instagram su un post provocazione di una collega, che chiedeva “Dove vedresti bene la Psicologia?“, io risposi: “Sugli scaffali del supermercato, vicino alla cassa, tra le mentine e le lamette da barba“, o qualcosa del genere.
Mai avrei pensato di poter essere così profetico.
Ci siamo arrivati davvero. La Psicologia è davvero diventata un prodotto da supermercato.
Abbiamo (il plurale è d’obbligo, credo nella democrazia) associato un prodotto da scaffali, per l’igiene intima, alle sedute di Psicologia. Abbiamo associato una nota marca di prodotti alimentari, alle sedute di Psicologia.
Presto, ma veramente presto, ci sarà anche la tessera fedeltà: ogni dieci sedute, una gratis. Ma possiamo pensarne di ogni, perché si entra nel più becero marketing da stadio (*da supermercato): 10.000 punti sulla tessera, più cento euro al mese, e ti fai tutto un percorso di Psicoterapia! Ma ancora meglio, invece della lotteria che ti paga un tot al mese per vent’anni, ti regaliamo un percorso di Psicoanalisi!
Perché non scendere ancora? Perché limitarsi?
Ora, a parte la facile ironia, veniamo al serio.
Quando io facevo notare queste cose c’era sempre una levata di scudi: perché danno lavoro, perché sono efficaci, perché almeno si riduce la distanza tra l’offerta e la domanda, eccetera eccetera.
Era inutile per me dire e sottolineare che se metti un intermediario all’interno di una relazione tanto delicata, quella tra Terapeuta e Paziente, e quell’intermediario non è vincolato da etica, morale o banalmente da un Codice Deontologico, e soprattutto è interessato soltanto al profitto, tutto questo sembra così scontato da sembrare assurdo non averci pensato prima. Cosa pensavamo sarebbe successo? Davvero potevamo illuderci che sarebbe andato tutto bene? Per favore.
Ma la cosa migliora anche
Avevo lasciato questo articolo nel cassetto, da terminare, e nel frattempo ne hanno fatta un’altra.
Un’importante inchiesta presente su Raiplay (qui lascio il link) ha scoperchiato quello che a tutti gli effetti sembra essere un vero e proprio vaso di Pandora. O almeno, la speranza è quella, perché dall’alto sembra che ci sia un onnipresente immobilismo che spazientisce alquanto chi cerca di fare il proprio lavoro onestamente e dignitosamente.
In sostanza, nell’inchiesta si fa presente quanto le piattaforme online raccolgano e ridirigano ad altre parti, come le “Big Tech” (google, facebook e altre) i dati dei pazienti, ignari di tutto quanto. Non si sa se ci siano addirittura scambi di denaro per questo, ma è possibile presumerlo. Nessuno fa niente gratis. Da sottolineare a mio avviso è l’atteggiamento, in generale, delle persone che sono alla guida di aziende di questo tipo. Perché sì, sono aziende private, dedite per ovvi motivi soltanto al profitto, e che di nuovo non sono legate a una particolare necessità etica o deontologica.
Eppure però la gente ci va, 120mila utenti all’anno secondo quell’inchiesta, com’è possibile?
La risposta a mio avviso è estremamente complessa e sarebbe difficile rispondere qui in maniera sintetica. C’è da dire però un punto molto importante: la popolarizzazione della Psicologia, la sua mercificazione, che sono sì un risultato di queste piattaforme ma le stesse sono una conseguenza di questa richiesta, fa sì che molte persone non sappiano davvero cosa sia la Psicologia, o la Psicoterapia, e a quali dubbi possa rispondere. Andare dallo Psicologo è diventato una moda e, se questo si porta dietro effetti positivi come anche la riduzione dello stigma, la rende allo stesso tempo un’attività considerata meno importante.
C’è poi una certa “fuga dalla responsabilità“, dove lo Psicologo è visto e vissuto come la persona che può darti consigli, o risolverti problemi, piuttosto che aiutarti ad affrontare determinate dinamiche. Ma questo alle persone non importa molto, e continuano a richiedere tali servizi.
Infine il prezzo: meno pago una cosa, meno la considererò utile o importante. Grazie a queste piattaforme il prezzo delle sessioni di Psicologia o Psicoterapia si è contratto molto. E questo si porta dietro delle conseguenze importanti, perché di sicuro prima non ci lucravano. Le spese di un professionista possono essere tante, e prima di tutto il tempo che dedico a studiare il caso e prepararmi per la sessione successiva, senza considerare il tempo per la formazione e tutto il resto ben noto. Quando taglio i costi, da qualche parte devo tagliare il servizio. Ne risulta, per ovvi motivi, un servizio scialbo e superficiale, portato avanti da professionisti che sanno perfettamente di non poter dare il massimo, ma che lo fanno per pura e semplice necessità, perché sempre di quello si tratta.
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