Quando ho cominciato a fare lo Psicologo Online, nel lontano 2015, era un lavoro molto diverso. Vediamone la sua evoluzione nel corso del tempo
La storia
Di solito lavorare “online” in questa professione significa non essere nella stessa stanza del paziente, ovvero fare supporto psicologico, o psicoterapia, a distanza.
Ma è davvero una novità?
In realtà no, per nulla. Anni fa, molti anni fa, si usava semplicemente il telefono. Quando paziente o terapeuta si allontanavano per qualche motivo, ma era importante proseguire e non interrompere il percorso, semplicemente si telefonavano all’ora concordata, e il pagamento arrivava via posta. Molto semplice, molto banale. Lo faceva anche la Psicoanalisi, forse lo faceva lo stesso Freud!
Gli studi veri e propri su questa modalità però non arrivano prima degli anni ’60-’70, con grande scalpore degli Psicoanalisti Ortodossi (Freud, come si sa, non era un freudiano), e se ne valuta già l’importante efficacia, quanto meno in casi dove non fosse possibile fare diversamente.
È con l’avvento di internet che la situazione si rivoluziona, ma dobbiamo aspettare la cosiddetta “banda larga”, ovvero un buon flusso di dati, per arrivare alle videochiamate. Si parla quindi degli anni 2000 con l’avvento delle prime webcam, e poi qualche anno più tardi via telefono, con l’introduzione degli smartphone. Prima di questo però erano già attivi servizi, più o meno sperimentali, di chiamate vocali o di teleterapia via chat.
Ufficialmente il lavoro dello Psicologo Online comincia negli anni ’10 di questo secolo, e ha una profonda esplosione con l’arrivo della pandemia pochi anni più tardi.
Facili controversie
Qualsiasi innovazione è vista con sospetto, e le fasce più conservatrici della popolazione e delle professioni oppongono strenua resistenza. Ma il progresso non è arrestabile.
Si dice che non è la stessa cosa, vengono fuori studi su studi per dimostrare che la Psicologia in studio è meglio per qualche motivo, ma in realtà non è mai così. Ci sono le dovute differenze, com’è ovvio che sia, ci sono pregi e difetti in entrambe le modalità, ma nessuna è la migliore sempre e comunque.
Si parla anche di privacy, o di dinamiche differenti da elaborare e analizzare, ma si possono fare gli stessi tipi di commenti e di critiche anche per il lavoro in studio. Io stesso, in una tesi di specializzazione, ho analizzato le resistenze all’interno dello pratica standard, le difese del terapeuta, il setting come strumento e come corazza. Ci sono tante variabili da identificare, ma alla fine il succo rimane quello: se il “principio attivo” della Psicoterapia è la relazione terapeutica, non è rilevante quando e come e dove questa relazione si genera.
Ci sono, ormai, milioni di persone che si sono innamorate via chat, cosa cambia?
In tempi recenti
La pandemia ha dato il via a uno sviluppo che presenta tratti interessanti, ma anche inquietanti, ovvero lo sviluppo delle piattaforme di Psicologia.
Sono “aggregatori” di professionisti che, sostanzialmente, industrializzano questa pratica, abbattendone i costi e rendendo il tutto più “smart” e “facile”. Il lavoro dello Psicologo Online, declinato in questo senso, diventa quello di un ingranaggio all’interno di una macchina devitalizzante, sfruttato e ripulito della sua dignitià professionale. L’etica e la deontologia vanno a farsi friggere, con alcuni aspetti che vanno ben oltre il penale, come ben sottolineo in questo articolo (link qua) e a cui sarebbe bene stare attenti, sia da una parte (da parte dell’Ordine degli Psicologi, per esempio) che dall’altra (dai singoli professionisti, che dovrebbero evitare di rinunciare alla loro etica per due spicci, e dai pazienti, che dovrebbero informarsi bene a cosa vanno incontro, e che se il prezzo è così basso evidentemente ci sono delle ragioni).
Ma, appunto, quando il prezzo è basso, le persone non si interrogano molto sul fatto che il prodotto, o il servizio, venduto sia effettivamente necessario, o buono, o utile.
Da sottolineare una cosa importante: lo Psicologo Online continua a esistere anche al di fuori delle piattaforme, eppure sembra quasi che, per sentire comune, ormai l’associazione sia indissolubile: se lavori online, allora lavori nelle piattaforme, anche sorprendentemente dalla parte di colleghi più giovani.
Cosa fare, dunque?
Il consiglio che do è sempre lo stesso: informarsi, sempre informarsi, e tanto, prima di compiere scelte importanti. Se una cosa è molto conveniente, allora informarsi anche il doppio o il triplo che a cose normali. Se sembra troppo bella, c’è sempre almeno un motivo, e di solito non è bello se non per l’azienda stessa.
Photo by Tatiana Syrikova su Pexels






