Almeno in teoria si dovrebbe dire tutto al proprio Psicologo. E’ solo conoscendo la maggior parte dei dettagli della vita di un paziente, le sue esperienze, la storia che ha attraversato, che un  bravo terapeuta è in grado di aiutarci e guidarci attraverso il percorso psicoterapeutico che decideremo di intraprendere insieme.

Lo psicologo, il diritto alla riservatezza, segreto professionale e consenso informato

Ogni Psicologo, come ogni professionista, dovrebbe far firmare ai propri pazienti, prima dell’inizio di qualsiasi percorso, due documenti. Uno è il Consenso Informato e serve a enunciare e a spiegare i diritti e i doveri riguardo alla prestazione in corso. Oltre a questo, è previsto anche che gli faccia firmare la Privacy.
All’interno del Consenso Informato dovrebbe essere spiegato che lo Psicologo è tenuto al Segreto Professionale e alla riservatezza. Il che significa che non può divulgare alcunché di quello che viene a sapere nel rapporto con i suoi pazienti. Il Segreto Professionale è una protezione molto importante per i pazienti. Nemmeno un giudice può obbligare uno Psicologo a rivelare i dettagli di un suo paziente e del percorso svolto insieme.

Allo stesso tempo se uno Psicologo riceve richieste di informazioni da, per esempio, un parente riguardo a quello che succede in sessione, lo Psicologo è tenuto ad informare il paziente di tale richiesta. All’interno del rapporto terapeutico deve esserci la completa e totale trasparenza, nonché fiducia. Una valida eccezione si ha per i pazienti minorenni, per i quali comunque i genitori hanno diritto di avere almeno qualche informazione riguardo al percorso in essere, solitamente in caso di criticità importanti.

E’ doveroso sapere che lo Psicologo può violare il segreto professionale in caso di pericolo per il soggetto stesso o di minaccia di pericolo da parte del soggetto stesso, come nei casi di tentativo di suicidio o di violenza premeditata.

 

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