L’Impegno del Paziente

L'Impegno del Paziente

L’Impegno del Paziente

L’impegno del paziente è fondamentale per la riuscita del percorso stesso, lo ripeto sempre nella prima sessione. Ma cosa significa in effetti..?

Cos’è l’Impegno del Paziente

In inglese “commitment”, tradotto anche come dedizione, l’impegno del paziente viene anche chiamato “aderenza alla terapia”. In questo senso si tratta dello sforzo che il paziente compie per fare in modo che le sessioni effettuate col terapeuta abbiano un reale effetto. In Terapia faccio spesso il paragone con la palestra: se una persona va in palestra per allenarsi ma si aspetta di non fare alcuno sforzo, non sudare, ma semplicemente ascoltare il personal trainer, probabilmente fallirà. La stessa cosa si applica in Terapia: il terapeuta è una guida, nient’altro che una guida. Non può fare molto senza che il paziente sia totalmente in accordo e si impegni per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Com’è possibile che non ci sia..?

Eppure sembra paradossale: com’è possibile che una persona vada da un professionista, lo paghi, e poi non si impegni..? Questo problema viene da un retaggio medico, dove il paziente (altra terminologia medica) è passivo nei confronti del professionista. All’interno della psicoterapia invece è indispensabile il contrario: è il paziente che deve attivarsi più di chiunque altro. E’ il paziente che, letteralmente, deve lavorare per tirarsi fuori da determinate situazioni e comportamenti. Senza questo impegno il professionista non può fare nulla, perché non può in alcun modo incidere sul paziente senza la sua esplicita volontà. Anche la Psicoanalisi, che leggenda vuole possa essere fatta sulle persone a caso, è impossibile senza questo impegno.

Le motivazioni per la sua mancanza possono comunque essere molteplici. Può esserci l’incapacità di impegnarsi per la propria salute mentale, oppure il non sapere proprio come fare. Può esserci la mancanza di volontà del “guarire”, e quindi un conflitto interno piuttosto importante. O ancora il non fidarsi, o il non credere, della psicologia o del terapeuta stesso. Altre volte si considera la psicologia come completamente inutile e quindi ci si va giusto per far vedere a se stessi, o ad altri, che lo si sta facendo. Quale che sia il motivo alla radice di questo comportamento rimane che sia impossibile riuscire nel percorso terapeutico.

Identificazione e rimedi

Ci si accorge della mancanza dell’impegno del paziente in vari modi ma di solito sono due. In primo luogo il paziente non ha voglia di venire in terapia: ritarda, salta le sedute, viene mandato da altri, si annoia. In secondo luogo non ci sono progressi sostanziali nonostante tutto l’impegno del terapeuta e la presenza partecipata alle sessioni. Nel primo caso di solito si insiste per un po’, si cerca di tirare fuori la motivazione dalla persona, ma spesso è il paziente stesso ad abbandonare dopo un tot di sessioni. E’ anche lecito, da parte del terapeuta, interrompere il percorso se si vede che è uno spreco di tempo e denaro da parte del paziente stesso. Nel secondo caso bisogna cercare di capire le reali motivazioni dietro tale comportamento.

Molto spesso infatti si tratta di resistenze, interne, al cambiamento. Questo si traduce nella realizzazione che c’è una parte del paziente, più forte del conscio, che non considera tale cambiamento positivo. L’inconscio ha le sue ragioni, come si suol dire, ma può essere convinto a cambiare idea se riteniamo che sia la cosa migliore da fare, in accordo col paziente stesso.

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