La Terapia della Parola

terapia della parola

La Terapia della Parola

La Terapia della Parola (in inglese Talk Therapy, volendo anche “Terapia del Parlare”) è un termine che identifica tutte le metodologie terapeutiche che prevedono il colloquio. Spesso utilizzata in termine dispregiativo, come a dire che la parola da sola sono solo chiacchere, nasconde un profondo significato.

E’ tutto Terapia della Parola?

Quando ci si rivolge a un professionista della salute mentale le possibilità sono due e due soltanto. Nel caso più “medico” ci si rivolge a uno Psichiatra e si utilizzeranno, probabilmente, dei farmaci per curarsi. Nel caso meno “invasivo” ci si rivolgerà a uno Psicologo o Psicoterapeuta e affronteremo il problema, la maggior parte delle volte, con il colloquio clinico. Alcune volte ci potranno essere proposti dei test, utilizzati in diagnosi, oppure ci verrà chiesto di fare determinati esercizi, o imparare tecniche.

Il colloquio clinico è quello che caratterizza la Terapia della Parola. Questo significa che tra i due (o più) partecipanti l’unica cosa che passa sono informazioni tramite la comunicazione verbale, non verbale o paraverbale. Purtroppo non c’è niente di magico nella Psicoterapia, non ci sono frasi a effetto o formule particolari. Quello che serve, sempre e comunque, è l’impegno del paziente. Con la sola Terapia della Parola, infatti, non è mai guarito nessuno, e probabilmente nessuno guarirà mai. Se infatti le parole del Terapeuta rimbalzano o cadono nel vuoto, senza scuotere o far riflettere il paziente, esse saranno inutili.

Che altro c’è?

Le percentuali variano di studio in studio ma quello che rimane è che l’impegno del paziente è la parte più importante della Terapia. Se il percorso non serve per stimolare riflessioni ed eventuali cambiamenti importanti (insight, per esempio) nel paziente, allora sarà come non averlo fatto. L’impegno del paziente, molto più spesso che non, è quello che determina il successo o meno di un percorso terapeutico. Sicuramente c’è anche la capacità del Terapeuta, non va mai negato, ma il Terapeuta più bravo del mondo non potrà fare nulla con un paziente che non vuole essere aiutato, e non vuole aiutarsi. Il Terapeuta infatti è una guida, non è uno scultore: non è in mano sua il potere di cambiare le cose, ma è tutto nelle mani del paziente. Certo il Terapeuta può lavorare, a volte faticosamente, per provocare o far scoprire l’interesse al paziente ma è un lavoro molto lungo e difficile.

Caso simile, per esempio, in quegli episodi in cui il paziente, perfettamente consapevole, viene inviato dal Terapeuta ma non ha alcuna intenzione di fare alcun percorso. Personalmente in quei casi dove mi rendo conto che non c’è alcuna volontà di proseguire termino il percorso rapidamente, al limite rimandando a un percorso di coppia o familiare. Comprendere i propri limiti e ragionare sul tentativo di “guarire tutti sempre e comunque“, soprattutto nel momento in cui il Terapeuta, all’atto pratico, non “guarisce” nessuno, è fondamentale.

 

 

Credits: Photo by Priscilla du Preez on Unsplash