Il Mito della Felicità

Il Mito della Felicità

Il Mito della Felicità

Siamo fatti per essere felici?

E’ una domanda che possiamo farci in molti modi e in molte situazioni. Spesso, poi, la risposta è ovvia: certo che sì. E anzi la cosiddetta “ricerca della felicità” sembra lo scopo ultimo di molte persone, forse anche di alcuni percorsi di psicoterapia. Ma siamo fatti per raggiungere questo stato?

Prima di tutto una definizione. La felicità è un sentimento e rappresenta uno stato di profondo benessere, umore elevato e sensazione di appagamento. In quanto sentimento dovrebbe perdurare nel tempo, al contrario delle emozioni che invece hanno una durata più limitata. Eppure, a guardare bene, sono poche le persone che possono dichiarare di essere davvero felici per lunghi periodi.  Qualcuno definisce la felicità come quello stato di benessere interiore che deriva dal raggiungimento dei propri desideri. Ma chi riesce davvero a realizzare i propri desideri? E una volta raggiunto quanto dura? E si può essere felici avendo raggiunto un nostro specifico desiderio mentre il resto della vita rimane indietro?

Sembra proprio che la felicità sia una sorta di mito che ci spinge verso l’ambizione di raggiungerlo, perché così dice la società in cui viviamo e che l’ha costruito

Tempo fa mi sono imbattuto nell’articolo di Rafa Euba che riporto in fondo a questo.
In questo articolo si definisce molto chiaramente che non siamo fatti, in termini letterali, per essere felici a lungo. Potrebbe addirittura essere dannoso, in uno stato di natura, perché ci renderebbe meno pronti a individuare o a reagire agli stimoli avversi dell’ambiente circostante. Viene fatta anche una critica della “Psicologia positiva”, quella branca della psicologia che pone la ricerca del benessere sopra ogni altra cosa.
Il concetto di fondo è che potrebbe essere un dispendio eccessivo di energie, denaro, tensioni e alla fine di tempo. Molto più semplice, ed efficace, sarebbe accettare la vita per quello che è con tutte le difficoltà del caso. Un’ambizione, un desiderio, un sogno sì, ma senza la frustrazione del non riuscire a raggiungerlo. Relegarlo quindi alla funzione di mito, il mito della felicità appunto, che come tutti i miti ci porta degli insegnamenti ma che in questo modo assolve alla sua funzione.

Ci deve essere una giusta misura delle risorse che dedichiamo a questa ricerca. L’essere consapevoli che si tratta di un mito irraggiungibile aiuta molto, stando a queste riflessioni, a trovare un equilibrio. Una volta raggiunto questo equilibrio il resto deve smettere di interessarci, pena una frustrazione eterna.

 

Sarà giusto così..?

 

Fonte: https://www.psychologytoday.com/us/blog/you-are-not-meant-be-happy/202107/the-happiness-myth

Photo credit: Szilvia Basso on Unsplash