Il DSM, il Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali

DSM

Il DSM, il Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali

Il DSM (Diagnostic and Statistic Manual of Mental Disorder – Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali) è il manuale di riferimento per Psicologi e Psichiatri. Creato dall’Associazione Americana di Psichiatria (APA) nel 1952, dopo aver seguito diverse rivisitazioni ed edizioni, fa ancora parte del bagaglio culturale di ogni professionista della salute mentale anche in Italia.

DSM, che cos’è?

Il DSM è il manuale che raccoglie tutti i disturbi mentali studiati dalla psichiatria americana e li ordina in differenti classificazioni. Ad ogni disturbo corrisponde una serie di sintomi che il professionista valuta durante la diagnosi. Tale lavoro è molto complesso e può prevedere diagnosi mediche approfondite. Completato tale processo e individuati i disturbi del paziente che si ha di fronte seguirà un determinato e specifico trattamento. Per quanto riguarda la psichiatria di solito il trattamento prevede la somministrazione di farmaci. Per quanto riguarda gli Psicologi si parla di trattamenti Psicoterapeutici, a meno del necessario invio a uno psichiatra. Ci sono altri manuali per svolgere questo tipo di lavoro, primo fra tutti l’ICD (International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems), creato dall’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

A cosa serve?

Questo manuale è letteralmente una guida. Oltre ad aiutare il singolo professionista nello studio approfondito di tali patologie, serve anche da riferimento per gli invii. In questo modo qualunque professionista, ricevendo un paziente con una determinata diagnosi, sa già di cosa si sta parlando. In Italia anche gli psicologi sono costretti a studiarlo, pur essendo una creazione della psichiatria americana, perché fa parte delle materie dell’Esame di Stato. Questo perché ormai tali classificazioni sono accettate a livello internazionale, pur con le dovute differenze.

Le polemiche intorno al DSM

Oltre alla nota polemica intorno all’omosessualità i problemi del DSM sono piuttosto importanti.
Primo fra tutti c’è la classificazione di molti, se non tutti, i comportamenti umani che “deviano” dalla media. Questo significa che se una persona non si comporta come tutti gli altri, allora viene classificato come un “diverso”, o malato. E’ inoltre molto difficile trovare qualcuno che non abbia almeno qualche sintomo, se non proprio patologie, presenti in questo manuale. Gli amanti delle teorie dei complotti vedranno in questo un tentativo di soggiogare tutte le persone agli Psicofarmaci.

Secondo problema è che il DSM, essendo basato e “scientificamente” costruito sulla popolazione americana, non tiene di conto delle variazioni culturali per quanto riguarda il comportamento normale e patologico. Se alcuni comportamenti sono considerati normali, o patologici, negli Stati Uniti d’America, non è detto che questo valga ovunque nel mondo. Questa problematica è nota agli psichiatri e psicologi di tutto il mondo, ma a volte la necessità di etichettare il paziente per arrivare subito al problema vince sul buon senso.

Terza questione, di antica scoperta ma di recente dimostrazione, è che la classificazione del DSM è completamente soggettiva. Questo significa che il gruppo di psichiatri che redige tali classificazione non può avere dimostrazioni oggettive delle proprie osservazioni, proprio perché le dimostrazioni oggettive nella psicologia non esistono. L’antico, e molto personale per quanto mi riguarda, adagio che “la psicologia non è una scienza” sta prendendo sempre più piede. In parole povere tutto questo significa che il DSM non ha alcun valore scientifico nonostante tutto l’affanno degli psichiatri americani.

 

Credits: Photo by Anastasia Zhenina on Unsplash