Effetti del percorso psicologico: quando cominciano a vedersi?

Effetti del percorso psicologico

Effetti del percorso psicologico: quando cominciano a vedersi?

È una domanda complessa e la risposta può variare in base alla situazione e alle persone coinvolte. Si dice che se si trova la persona giusta con cui cominciare un percorso gli effetti si vedano fin dall’inizio, ma non è sempre così. A volte capita che soltanto l’idea di iniziare un percorso, fare la prima sessione e cominciare a parlare liberamente possa essere un buonissimo inizio e far vedere i suoi effetti già subito dopo tale prima sessione. Ma in realtà non sono gli effetti del percorso psicologico, quanto quelli di aver trovato una persona che ci ascolta senza giudizio e con la quale possiamo parlare. È già tantissimo, ma non è quello il percorso psicologico. Ovvio che, se manca già questa cosa, ovvero se pensiamo che la persona non ci stia ascoltando e quindi non sia degna della nostra fiducia, forse faremmo meglio a cambiare professionista.

I primi effetti del percorso psicologico

Si comincia a parlare di effetti del percorso psicologico quando la persona è stata “presa in carico”, ovvero comincia ad affidarsi al professionista, e si comincia a lavorare in profondità.
Esattamente come quando andiamo in palestra non ci possiamo aspettare degli effetti visibili dopo i primi giorni. E’ necessario attendere un po’, e impegnarsi al massimo, per cominciare a vedere i frutti del nostro lavoro. L’impegno deve comunque esserci da entrambe le persone coinvolte, sia il paziente sia il professionista. Anzi, molti studi dimostrano che l’impegno richiesto al paziente è di gran lunga superiore.

Effetti del percorso psicologico: il mio personale criterio di valutazione

In linea di massima personalmente applico questo criterio: oltre a dividere in brevi passaggi di cinque-dieci sessioni il percorso e fare un resoconto del punto a cui siamo arrivati ad ogni passaggio, se il paziente non avverte miglioramenti sostanziali dopo tre-quattro mesi (sempre a seconda dei casi) allora vuol dire che non è il percorso giusto, o il professionista giusto, ed è meglio fare dei cambi radicali, anche al punto di inviare il paziente ad un professionista che pensiamo possa essere più adatto. È bene riconoscere i propri limiti senza trascinare il percorso per mesi e anni senza alcun risultato, un atteggiamento che in pochi riconoscono.

 

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